martedì 17 gennaio 2012

Scandaloso: licenziati i lavoratori della Yamaha di Lesmo!

Già in aprile avevo presentato un'interrogazione sulla tragica situazione delle lavoratrici e dei lavoratori della Yamaha di Lesmo.
L'azienda giapponese, nell'ambito di un riassetto mondiale del gruppo, che prevedeva la chiusura di 7 siti produttivi, nel 2009 aveva deciso di fermare la linea di produzione nello stabilimento della provincia di Monza e Brianza e di licenziare, senza concordare le modalità con i sindacati, 66 dipendenti, oltre a due dirigenti, attuando la procedura di licenziamento collettivo per i 19 dipendenti del settore commerciale e per i 47 operai della linea produttiva.
Il 7 gennaio 2010 viene firmato, presso il Ministero del lavoro, un accordo tra Yamaha Motor Italia e sindacati con cui l'azienda si impegna a riconoscere la cassa integrazione straordinaria agli operai in esubero, con il vincolo, voluto dal Ministero, che, per rinnovare la cassa per altri 12 mesi, almeno il 30% degli operai deve risultare ricollocato entro il primo anno.
A pochi giorni dalla scadenza del primo anno di cassa integrazione la Yamaha non ha raggiunto la soglia prevista dagli accordi e quindi il 10 dicembre 2010 si assiste alla definitiva chiusura delle trattative e al presidio dei cancelli di via Tinelli dal 13 dicembre 2010.
In giugno, l'allora sottosegretario Nello Musumeci, in risposta alla mia interrogazione, si disse disponibile a partecipare ad un tavolo di confronto con tutte le parti per trovare una soluzione per i lavoratori, ma da allora non è accaduto nulla.
Da 13 mesi le lavoratrici e i lavoratori della Yamaha, con qualsiasi condizione climatica, sono davanti ai cancelli della fabbrica con un presidio permanente, in difesa del proprio posto di lavoro.
Un presidio che ha visto la solidarietà di tanta gente comune, ma non quella delle istituzioni: addirittura il sindaco della cittadina ha avuto il coraggio di dire che la richiesta della cassa integrazione in deroga da parte dei lavoratori era "una vergogna". La vera vergogna è quella dell'ennesima multinazionale che, intascati i finanziamenti pubblici a sostegno del mercato, ha prima esternalizzato la produzione e poi trasferito tutto in un altro paese.
Oggi siamo, se non ci sarà un intervento tempestivo, all'ultimo atto per questi lavoratori. Infatti la Direzione di Yamaha Motor Italia, a far data dall’11 Gennaio 2012, ha spedito le lettere di licenziamento ai propri dipendenti cassaintegrati, pur essendoci le oggettive condizioni per poter ottenere l'utilizzo di un ulteriore ammortizzatore sociale, la cassa integrazione in deroga, incurante di ciò che significherà questa drammatica decisione per le famiglie delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.
Infatti la Yamaha non ha neppure preso in considerazione tale possibilità, che avrebbe fornito, tra l'altro, il tempo necessario per ricollocare i dipendenti rimasti ancora senza occupazione e dato, insieme, un sostegno al reddito delle loro famiglie.
Il mondo del lavoro vive una condizione drammatica e senza precedenti a causa delle innumerevoli crisi aziendali, chiusure, riduzioni di personale, delocalizzazioni, ma il Governo di fare in modo che i costi umani e sociali non vengano scaricati totalmente sui lavoratori e sulle loro famiglie.

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