L'Unione europea ha denunciato che negli ultimi anni nei Paesi europei, i minorenni sono maggiormente esposti al rischio di povertà rispetto agli adulti, e lo stato di povertà insieme all'esclusione sociale, cioè l'esclusione da benefici e servizi, si riflette negativamente sullo stato di salute, sui risultati scolastici, sulle possibilità di incorrere in reati e più in generale sulla vita lavorativa futura.
Secondo i dati pubblicati lo scorso novembre dall'associazione Save the Children nell’Atlante dell’Infanzia (http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=413) in occasione della giornata nazionale dell'Infanzia, la popolazione italiana è sempre più vecchia e quasi un bambino su cinque è a rischio povertà (il 24,4%), in particolare nelle regioni del sud Italia. Sempre dall'Atlante di Save the Children apprendiamo che bambini e adolescenti in Italia sono 10 milioni 229 mila, cioè il 16,9% del totale della popolazione e che di essi 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale. Inoltre 653 mila sono i bambini e ragazzi che vivono in povertà assoluta, cioè non hanno i mezzi essenziali per condurre una vita minimamente accettabile. Al sud 2 minori su 3 vivono in povertà relativa, e più di 1 minore su 2 in povertà assoluta (il 9,3% di tutta la popolazione minorile).
E' chiaro quindi che sono proprio i minori le maggiori vittime della crisi che sta attanagliando l'Europa e il nostro paese negli ultimi anni.
Già un anno fa, sempre in occasione della giornata dell'infanzia e dell'adolescenza, avevo denunciato i gravissimi tagli al settore del welfare. Purtroppo in un anno la situazione è notevolmente peggiorata.
Nel 2011 la Legge di stabilità aveva apportato una drastica riduzione dei fondi statali destinati alle politiche sociali, la successiva approvazione della Legge di stabilità per il 2012, seguita alla manovra estiva 2011, ha ridotto ulteriormente gli stanziamenti. Infatti il Fondo per le politiche della famiglia è stato ridotto per il 2012 dai 52,5 milioni inizialmente previsti a 32 milioni(-39,1%).Il Fondo per l'infanzia e l'adolescenza, rimarrà fermo a 40 milioni fino al 2014, il Fondo per i servizi all'infanzia dallo scorso anno è stato azzerato così come il Fondo per le non autosufficienze. Quanto al Fondo per le politiche giovanili, nel 2012 scenderà dai 13,4 milioni stanziati con la Legge di stabilità 2011 ad 8,2 milioni, con una riduzione del 39,1%.
In questo modo le risorse disponibili, già sensibilmente ridotte con la Legge di stabilità 2011 rispetto agli anni precedenti, ha subito un'ulteriore, severa contrazione: dai 340 milioni inizialmente previsti per il 2012 si passa a 229,4 milioni, con un taglio di circa 110,6 milioni, pari a un taglio del 32,5%.
Come avevamo denunciato in occasione dell'approvazione del Piano Nazionale dell'Infanzia, una delle maggiori criticità, sottolineata anche dalle associazioni del settore, è stato proprio il mancato inserimento di un atto d'intesa tra Stato-Regioni e autonomie locali sulle politiche per l'infanzia e l'adolescenza.
Le istituzioni nazionali dovrebbero preoccuparsi di garantire l'uniforme godimento dei diritti da parte di tutti cittadini.Si sarebbero dovuti stanziare dei fondi adeguati e prevedere un sistema di monitoraggio per analizzare annualmente l'entità delle risorse destinate all'infanzia e all'adolescenza da parte dei diversi Ministeri competenti, delle Regioni e degli enti locali. Invece, nel Piano questo non era previsto e le varie leggi di stabilità che si sono succedute non hanno fatto altro che aggravare la situazione.
Mi piacerebbe qui ricordare la citazione della frase con cui si conclude l'appello, al nuovo Governo, delle Associazioni e Organizzazioni del Coordinamento PIDIDA, affinché non dimentichi i bambini: "Un Paese capace di futuro legge le risorse spese per l’infanzia e l’adolescenza come investimenti e non come costi".
Secondo i dati pubblicati lo scorso novembre dall'associazione Save the Children nell’Atlante dell’Infanzia (http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=413) in occasione della giornata nazionale dell'Infanzia, la popolazione italiana è sempre più vecchia e quasi un bambino su cinque è a rischio povertà (il 24,4%), in particolare nelle regioni del sud Italia. Sempre dall'Atlante di Save the Children apprendiamo che bambini e adolescenti in Italia sono 10 milioni 229 mila, cioè il 16,9% del totale della popolazione e che di essi 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale. Inoltre 653 mila sono i bambini e ragazzi che vivono in povertà assoluta, cioè non hanno i mezzi essenziali per condurre una vita minimamente accettabile. Al sud 2 minori su 3 vivono in povertà relativa, e più di 1 minore su 2 in povertà assoluta (il 9,3% di tutta la popolazione minorile).
E' chiaro quindi che sono proprio i minori le maggiori vittime della crisi che sta attanagliando l'Europa e il nostro paese negli ultimi anni.
Già un anno fa, sempre in occasione della giornata dell'infanzia e dell'adolescenza, avevo denunciato i gravissimi tagli al settore del welfare. Purtroppo in un anno la situazione è notevolmente peggiorata.
Nel 2011 la Legge di stabilità aveva apportato una drastica riduzione dei fondi statali destinati alle politiche sociali, la successiva approvazione della Legge di stabilità per il 2012, seguita alla manovra estiva 2011, ha ridotto ulteriormente gli stanziamenti. Infatti il Fondo per le politiche della famiglia è stato ridotto per il 2012 dai 52,5 milioni inizialmente previsti a 32 milioni(-39,1%).Il Fondo per l'infanzia e l'adolescenza, rimarrà fermo a 40 milioni fino al 2014, il Fondo per i servizi all'infanzia dallo scorso anno è stato azzerato così come il Fondo per le non autosufficienze. Quanto al Fondo per le politiche giovanili, nel 2012 scenderà dai 13,4 milioni stanziati con la Legge di stabilità 2011 ad 8,2 milioni, con una riduzione del 39,1%.
In questo modo le risorse disponibili, già sensibilmente ridotte con la Legge di stabilità 2011 rispetto agli anni precedenti, ha subito un'ulteriore, severa contrazione: dai 340 milioni inizialmente previsti per il 2012 si passa a 229,4 milioni, con un taglio di circa 110,6 milioni, pari a un taglio del 32,5%.
Come avevamo denunciato in occasione dell'approvazione del Piano Nazionale dell'Infanzia, una delle maggiori criticità, sottolineata anche dalle associazioni del settore, è stato proprio il mancato inserimento di un atto d'intesa tra Stato-Regioni e autonomie locali sulle politiche per l'infanzia e l'adolescenza.
Le istituzioni nazionali dovrebbero preoccuparsi di garantire l'uniforme godimento dei diritti da parte di tutti cittadini.Si sarebbero dovuti stanziare dei fondi adeguati e prevedere un sistema di monitoraggio per analizzare annualmente l'entità delle risorse destinate all'infanzia e all'adolescenza da parte dei diversi Ministeri competenti, delle Regioni e degli enti locali. Invece, nel Piano questo non era previsto e le varie leggi di stabilità che si sono succedute non hanno fatto altro che aggravare la situazione.
Mi piacerebbe qui ricordare la citazione della frase con cui si conclude l'appello, al nuovo Governo, delle Associazioni e Organizzazioni del Coordinamento PIDIDA, affinché non dimentichi i bambini: "Un Paese capace di futuro legge le risorse spese per l’infanzia e l’adolescenza come investimenti e non come costi".
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