venerdì 17 febbraio 2012

Gran parte dei cosiddeti lavoratori "esodati" aspettano ancora di sapere dal Governo quale sarà il loro destino

Questa settimana in Senato il Governo ha posto la fiducia sul cosiddetto decreto milleproroghe, togliendo la speranza a circa 70.000 lavoratori cosiddetti "esodati", di veder risolto il disastro causato dalla recente riforma delle pensioni. Il ministro Fornero ha inoltre comunicato pubblicamente che il problema sarà affrontato in un provvedimento successivo, rifiutandosi quindi di intervenire subito.
Gli "esodati" sono quei lavoratori di aziende in crisi che hanno accettato di lasciare l'azienda pensando di andare in pensione nel giro di pochi mesi, e continuando a versare autonomamente i contributi, ma che con la riforma si ritrovano ora senza lavoro e senza assegno previdenziale. Si tenga presente che i lavoratori in prosecuzione volontaria, per gran parte alle soglie dei sessant'anni, sono di fatto impossibilitati dall'attuale situazione economica ad un reinserimento lavorativo e, tutti si trovano nella spiacevole condizione di disoccupati privi di qualsivoglia indennità. Peraltro, il versamento dei contributi volontari avviene a prezzo di enormi sacrifici finanziari, dovendo i lavoratori prosecutori attingere ai risparmi di una vita di lavoro o, in moltissimi casi, chiedere prestiti a familiari ovvero indebitarsi con le banche.
Nel corso della prima lettura alla Camera era stato approvato un emendamento che metteva al riparo solo una parte di coloro che vengono definiti "esodati" e cioè solamente quelli che avevano maturato il diritto a riscuotere la pensione entro 24 mesi dalla data di approvazione del decreto di riforma delle pensioni e che, attraverso la finestra dei 12 mesi, avevano maturato il diritto entro il 2012; con questo emendamento sono stati garantiti non più del 30-40 per cento dei lavoratori in questione, con una profonda ingiustizia nei confronti del restante 60-70 per cento.
Durante i lavori in Senato l'Italia dei Valori ha presentato un emendamento all'art. 6 del decreto, a mia prima firma, che mirava a far rientrare nella deroga tutti i lavoratori che avevano sottoscritto accordi individuali e collettivi entro il 31 dicembre 2011. Se fosse stato approvato l'emendamento dell'IdV, si sarebbe quindi estesa la deroga votata alla Camera, alle decine di migliaia di lavoratori esclusi dal testo, che infatti fa salvi soltanto coloro i quali hanno risolto il proprio rapporto di lavoro entro il 31/12. L'approvazione del nostro emendamento avrebbe consentito dunque ai 386 lavoratori di Agile ex Eutelia, ai 653 di Fiat Irisbus, ai 640 di Termini Imerese, ai 5000 di Alitalia, ai 1240 di Fincantieri, ai 1000 di Alcoa, ai 2000 di Poste Italiane, e a tante altre migliaia di lavoratori (per un totale di circa 70.000) oggetto di procedure ancora aperte, come ad esempio il distretto siderurgico di Piombino, di scongiurare il rischio di un futuro senza lavoro, senza stipendio e senza pensione, e di accedere alla pensione con i requisiti maturati al momento della sottoscrizione degli accordi sindacali.
Purtroppo tutto ciò, con la bocciatura dell'emendamento da parte del Governo, non sarà possibile, e questi lavoratori dovranno attendere ancora, probabilmente la prossima riforma del lavoro, per capire quale sarà la loro sorte. E, oltretutto, le premesse di questa riforma, per questi e per altri lavoratori, in questo momento non ci dicono niente di buono!

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